Lo stretching fa bene o male ai muscoli?

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Lo stretching fa bene o male ai muscoli?

Jones Institute Italia - Corsi di Formazione Sanitaria
Pubblicato da Dr. Erik E. Gandino in Generico · 1 Dicembre 2020
Tags: osteopatiascuola
Beh lo stretching statico non è molto amato dal corpo, quel dolorino che noi sentiamo durante lo stretching in realtà è un tentativo del corpo di riaccorciare quello che stiamo allungando. Poiché il corpo lo percepisce come un evento potenzialmente lesivo. Però il benessere che spesso sentiamo dopo? Esso è dato da diversi fattori a livello emetico ed endocrino. Infatti stirando le fibre muscolari si ottengono diversi riflessi sul sistema circolatorio. Lo stiramento infatti coinvolge anche i vasi e facilità così il drenaggio venoso e linfatico che poteva essere in stasi, inoltre si crea una specie di sotto vuoto anche nella parte arteriosa con richiamo di sangue arterioso e quindi nutritizio ed ossigenato in zona. Inoltre l’effetto di quel fastidio (misto dolore) di quando allunghiamo stimola le nostre fibre del dolore (principalmente le Aẟ nello stretching ritmato e le fibre C nello stretching statico) questo riflesso algico ha lo scopo di portare ad una iperemia come per una infiammazione locale ma senza causare danno con possibile arrossamento di zona ed aumento nutritizio al muscolo. Inoltre il rilascio di endorfine stimolate dalle fibre C del dolore; provoca un segnale di benessere, che noi spesso ricerchiamo come appunto una droga, come la cioccolata o altri stimoli più pesanti.
 
Quindi potremmo dire che per questi motivi sopra elencati lo stretching potenzialmente potrebbe far bene al muscolo e non solo; però c’è sono degli aspetti molto importanti soprattutto nella pratica clinica che la maggior parte degli operatori del campo ignora. Lo stretching non sarebbe da fare o sarebbe da fare con particolare attenzione e non in modo statico quando:
 
  • un muscolo ha subito un insulto traumatico
  • un muscolo è in spasmo protettivo verso sé stesso o per stabilizzare altre parti del corpo
  • un muscolo è neurologicamente starato
     
Vi sono altre condizioni ma risultano più complesso, tipo mialgia patologiche che qui sarebbe troppo lungo come discorso da affrontare.

Ora se mentre il primo caso di insulto traumatico è semplice da comprendere. Se un muscolo viene traumatizzato che abbia o meno un versamento (livido) nel suo interno lo stiramento potrebbe, nel caso di danno alle fibre peggiorare la lesione e portare ad uno strappo vero e proprio o allargare la lacerazione. Quindi se non per motivi particolari che qui non affrontiamo sarebbe da evitare in prima fase.

Ma molto più comune è invece la seconda condizione, ossia quando un muscolo è in spasmo protettivo. In questo caso serve che il clinico abbia una buona conoscenza in ambito biomeccanico per stabilire se quello spasmo riscontrato è meccano-protettivo oppure no. Come fare a saperlo? Beh ci sono delle metodiche e dei test valutativi che ti possono fare capire se quel muscolo o gruppo di muscoli sta stabilizzando una parte del corpo; o se sta proteggendo lo stesso muscolo.

Ancora più comune ed importante è l’aspetto degli errori neurologici intrafusali all’interno del muscolo stesso. Se le componenti contrattili intrinseche del muscolo o dei tendini sono per qualsivoglia motivo in spasmo, l’allungamento provocherà uno stiramento delle stesse con ulteriore tentativo di accorciamento protettivo, il tutto non può che risultare in ulteriore spasmo tensione di quel/i muscolo/i. Più noi cercheremo di allungare, più essi dopo poche ora saranno ancora più tesi e resistivi di prima aprendo la strada verso un possibile danno o dolore protratto ed ingravescente.

 
In tutti questi contesti che sono più comuni di una vera lesione muscolare, bisognerebbe prima accorciare i muscoli (in modo idoneo e specifico) per cambiare lo stato di falsa tensione recettoriale. Solo dopo, se mai, rivalutando il/i muscolo/i potrebbe andare benissimo un allungamento, anche se meglio non statico ma con leggerissime spinte e rilascio, poiché si è visto che questo effetto ritmato permette di rompere eventuali ponti di adesione connettivale, che sono dei cross-link tra la soluzione GEL e SOL della fascia. Per farla breve, si è visto che durante questi piccoli movimenti (ritmati con una certa cadenza precisa) avviene una produzione di oltre il 200% di collagenasi, una proteina in grado di idrolizzare questi cross-link.

Quindi è benevolo questo tipo di stretching, ma non avviene se vi sono tensioni anomale recettoriali o compensi protettivi. Quindi non basta allungare o accorciare bisogno capire che tipo di tensioni abbiamo e perché l’abbiamo. Come si diceva sopra, vi sono tecniche e test in grado di capire questa situazione, lo Strain Counterstrain è la metodica per eccellenza in grado di comprendere gli errori intrafusali e lo stato difensivo o meno di un muscolo. Dopo aver risolto questa problematica va benissimo l’allungamento. Questo apre scenari: sull’allenamento, sul recupero funzionale, sugli infortuni, specialmente nell’atleta e molto altro ancora…
 
Quindi possiamo asserire che lo stretching può far bene, ma solo inserito all’interno di un preciso iter di eventi e dopo un ragionamento corretto in base alla problematica o meno che ci troviamo ad affrontare. Invece la stragrande maggioranza dei clinici ignora questi aspetti ed allunga tanto per allungare, sperando di rendere quel muscolo più elastico, mentre invece innesca una cascata di eventi che potranno facilmente condurre a debolezza e danno dello stesso muscolo in tempi successivi.

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