La valutazione di un paziente

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La valutazione di un paziente

Jones Institute Italia - Corsi di Formazione Sanitaria
Pubblicato da Dr. Erik E. Gandino in Generico · 23 Marzo 2021
Tags: osteopatiascuola
Perché serve una lunga valutazione del paziente per comprendere l’origine del suo problema? Perché il sistema umano e complesso ed integrato, pieno di vie riflesse e riferite, quindi almeno il 50% delle volte se andiamo a trattare l’area interessata dal dolore stiamo sbagliando clamorosamente. Dobbiamo sempre dividere la valutazione del paziente in 5 settori specifici che sono:

Per pima cosa eseguire è una valutazione generale nel momento che il paziente varca la porta del nostro ambulatorio, con un colpo d’occhio dobbiamo cercare infatti di comprendere la gravità della situazione in base all’età ed alla capacità residua di movimento. Bisogna anche cercare di capire la situazione metabolica ed idratativa del paziente, che sono cardini fondamentali per la buona riuscita di qualsiasi approccio terapeutico. Dalle prime parole dovrebbe anche essere sufficientemente chiaro se il paziente è orientato nel tempo e nello spazio. Quindi quanto saranno attendibili le sue informazioni e quanto sarà compilante con la terapia che gli verrà eventualmente impostata.

Dopo questa iniziale ma fondamentale valutazione d’insieme di più macro-categorie; si passa alla seconda parte, ossia la valutazione anamnestica vera e propria: Quindi bisogna domandare al paziente qual è il motivo che lo ha condotto da noi? Qual è eventualmente l’area/e più algica/e? Bisogna avere ben presente che la/le aree algiche non sempre sono le aree reali di nascita del problema; infatti spesso sono zone proiettate del dolore. Bisogna così avviare delle domande ben mirate e specifiche per ogni area; che ci permetta di raccogliere dati a noi realmente utili, per comprendere se quella zona è un’area di dolore: primario, irradiato o proiettato. Quali sono le caratteristiche di questo dolore (poiché ogni dolore ha caratteristiche diverse e ci conduce a strutture anatomiche diverse). Cosa lo migliora e cosa lo aggrava, da quanto tempo permane, etc… Diciamo che ci sono circa 7-10 domande ben specifiche che ogni clinico dovrebbe chiedere, poi ogni area ha delle sue peculiarità e quindi può avere delle domande specifiche. Così come alcune domande possono essere ulteriormente ultra specifiche, in base alle nozioni conosciute da ogni operatore e le sue competenze specialistiche. Per ogni area problematica o sintomatica andrebbe fatta la valutazione anamnestica.
Sempre in fase anamnestica è bene raccogliere informazioni cliniche inerente eventuali patologie che possono riguardare il nostro paziente, sia note presenti e pregressem sia magari scoperte in sede in base alla raccolta dati ed esaminazione del paziente. Vanno raccolte anche informazioni quali: incidenti, fratture ed operazioni chirurgiche. È buona norma osservare le immagini radiogrammatiche portate in visita e raccogliere l’elenco dei farmaci che il paziente assume quotidianamente.

Il terzo step è l’Esame Obiettivo vero e proprio, si comincia quasi sempre con una valutazione posturale globale per poi passare all’esaminazione delle singole aree ed apparati. Questa parte è molto varie e prevede quasi sempre la valutazione attiva/passiva e contro resistenza dell’apparato muscoloscheletrico. Test dei vari riflessi oltre alla imprescindibile: palpazione, percussione etc; al fine di aver svolto una corretta valutazione semeiotica.

La quarta fase consiste nell’atto terapeutico vero e proprio, quindi avendo raccolto sufficienti informazioni cliniche si esegue la terapia più idonea in base alla diagnosi effettuata. Terapia che va svolta con tempi e modalità specifiche per il soggetto e per la patologia in atto.

La quinta fase prevede la rivalutazione del paziente quasi sempre subito dopo l’applicazione e nei follow up successivi.
Ora questi 5 fondamentali passaggi che al loro interno hanno tantissimi tasselli e sfumature che qui non potevamo approfondire, sono la base di qualsiasi atto clinico in qualsivoglia disciplina sanitaria. Si comprende altresì che non si possono compattare queste fasi in pochi minuti o saltarla del tutto, poiché non si avrebbe un quadro chiaro della situazione del nostro assistito. Quindi una buona visita iniziale richiede un certo tempo da dedicare al paziente per inquadrare correttamente non solo la problematica ma anche il soggetto che soffre di quella problematica. Poiché anche se una patologia è uguale l’individuo che ne è affetto e diverso e potrà rispondere in modo diverso a quella patologia ed alla cura. Ricordiamoci che il compito del clinico non è curare la patologia ma curare il paziente nella sua interezza e nel suo rapporto psico-fisico con quella malattia.

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